Intervista all’autore…
Giulio Signore
Buongiorno lettori,
per questa rubrica oggi vi presento Giulio Signore.
Diamogli un grande Benvenuto ed eccovi l’intervista.
Il mio percorso verso la scrittura è piuttosto atipico, anche perché non provengo dal mondo dell’editoria. Sono sempre stato molto legato alla progettazione, al metodo e alla ricerca di soluzioni: mi piace partire da un’idea, anche apparentemente semplice, e capire fin dove può arrivare costruendole attorno regole, conseguenze e una struttura coerente.
È più o meno così che sono arrivato alla narrativa: inizialmente quasi per esperimento, poi con un coinvolgimento sempre maggiore. Da quel percorso sono nati il mio primo romanzo e VARENIVA, un progetto che oggi sto cercando di sviluppare in qualcosa di più ampio e duraturo.
Se dovessi descrivere ciò che mi caratterizza, direi che prima ancora di scrivere storie, mi piace costruire cose e vedere fin dove possono arrivare.
Più che da una passione per la scrittura in senso tradizionale, tutto è nato come un esperimento. Non partivo dall’idea di diventare scrittore né da un percorso costruito negli anni attraverso la lettura o la narrativa. Mi interessava capire se fosse possibile prendere un’idea complessa, darle regole precise, costruirle attorno un mondo coerente e trasformarla in una storia capace di reggersi da sola.
La scrittura è arrivata dopo, quasi come conseguenza del progetto. A un certo punto mi sono reso conto che quelle regole, quei personaggi e soprattutto le domande che stavano emergendo non erano più soltanto parti di un esperimento: volevo sapere anch’io dove quella storia sarebbe arrivata. È stato probabilmente quello il momento in cui ho smesso di considerarla una prova e ho deciso che avrei portato il progetto fino in fondo, fino alla pubblicazione.
Da lì è nato The Open Debt e, insieme alla storia, si è sviluppato anche un modo di lavorare sempre più strutturato. Quindi, paradossalmente, non saprei indicare il momento in cui ho deciso di diventare scrittore. Posso invece indicare quello in cui ho deciso che questa storia doveva esistere.
Al momento ho pubblicato un solo romanzo, The Cost No One Chose, primo volume della saga The Open Debt, disponibile in inglese.
L’edizione italiana, Il prezzo che nessuno ha scelto, uscirà il 27 ottobre 2026. È quindi un percorso editoriale ancora agli inizi, ma il primo volume nasce già come parte di un progetto narrativo più ampio che continuerà con i volumi successivi.

Principalmente dalle domande e dalle conseguenze. Mi affascina partire da un’idea, anche molto semplice, e chiedermi: “Cosa succederebbe se fosse davvero possibile?” Da lì cerco di seguirne le conseguenze, comprese quelle meno evidenti o imprevedibili. Spesso è proprio quando una risposta genera una nuova domanda che per me comincia a nascere una storia.
I personaggi sono completamente inventati e non ricalcano persone reali. Sono nati dalle esigenze della storia e dal mondo che si stava costruendo, sviluppandosi progressivamente insieme alla trama.
Non c’è quindi qualcuno che conosco dietro uno specifico personaggio: ognuno è stato costruito per avere un proprio ruolo, un proprio modo di reagire e soprattutto delle conseguenze da affrontare all’interno della storia.
Penso che sia una possibilità enorme, soprattutto perché permette a un autore di mantenere un controllo molto ampio sul proprio progetto e di decidere direttamente come svilupparlo, pubblicarlo e presentarlo.
Allo stesso tempo, però, quella libertà ha un prezzo: significa assumersi responsabilità che normalmente sarebbero distribuite tra più figure. Scrivere il libro è soltanto una parte del lavoro; poi arrivano pubblicazione, distribuzione, promozione e soprattutto la difficoltà di riuscire a raggiungere i lettori.
Il self publishing ti dà la possibilità di costruire qualcosa alle tue condizioni, ma non ti garantisce che qualcuno lo scopra. Ed è probabilmente questa la parte più difficile.
Cerco di mantenere il controllo diretto sull’intero progetto, ma questo non significa necessariamente fare ogni singola cosa nello stesso modo o completamente da solo. Ho costruito nel tempo un metodo di lavoro che mi permette di separare le diverse fasi: sviluppo, controllo della coerenza, revisione, impaginazione, pubblicazione e promozione.
VARENIVA OS™ nasce anche da questa esigenza: avere una struttura che permetta di gestire un progetto narrativo dall’idea iniziale fino alla pubblicazione, mantenendo però una responsabilità e un’approvazione finale molto chiare.
È ancora un sistema in evoluzione e continuo a modificarlo ogni volta che incontro un problema nuovo. In fondo, gran parte del metodo è nato proprio così: cercando una soluzione quando qualcosa non funzionava.
Personalmente non le ho mai prese davvero in considerazione. Mi è sempre piaciuto essere libero di fare le cose nel modo che ritengo migliore, anche quando significa sbatterci la testa, commettere errori e assumermi personalmente i rischi delle mie decisioni.
Affidarmi a qualcuno pagando per pubblicare, con la possibilità che mi venisse anche chiesto di modificare il lavoro secondo una direzione che non sentivo mia, non mi attirava particolarmente. Preferisco rischiare qualcosa in più, ma sapere che le decisioni finali rimangono mie.
Sì. Il primo volume è soltanto l’inizio e sto già lavorando allo sviluppo di ciò che verrà dopo. Parallelamente continuo a sviluppare VARENIVA OS™ e il metodo di lavoro che utilizzo per costruire e gestire questi progetti.
In questo momento, quindi, il lavoro non manca. Il problema è convincere le giornate ad avere qualche ora in più.
Non è semplice e richiede parecchio metodo. Ci sono momenti in cui la famiglia deve necessariamente avere la precedenza e altri in cui è il lavoro a non poter aspettare. Il progetto deve quindi trovare spazio intorno a queste priorità, non sostituirle.
Questo significa organizzare il tempo disponibile e, qualche volta, crearne dove apparentemente non ce n’è: lavorando la sera, aggiungendo qualche ora alla giornata o andando avanti fino a tarda notte.
Inevitabilmente qualcosa si sacrifica e sarebbe poco sincero dire che la famiglia non ne risenta mai. Cerco però di mantenere un equilibrio, anche se non sempre è perfetto. Più che trovare il tempo per scrivere, spesso bisogna costruirselo.
In realtà non ho un autore o un’autrice di riferimento. La mia ispirazione nasce più facilmente da un’idea, da una domanda o da qualcosa che non riesco a spiegare completamente.
Mi ha sempre affascinato, per esempio, il concetto dell’“effetto farfalla”: l’idea che una farfalla possa battere le ali da una parte del mondo e, attraverso una catena di conseguenze impossibile da prevedere fino in fondo, contribuire a qualcosa di enorme dall’altra parte. Al di là dell’immagine in sé, ciò che mi affascina è non sapere dove finiranno le conseguenze di un’azione apparentemente insignificante.
Credo che una parte importante di The Open Debt venga proprio da questa curiosità. Una scelta viene compiuta qui, ma il suo prezzo potrebbe manifestarsi altrove. Qualcuno interviene sulla realtà con una determinata intenzione, ma non può sapere fino in fondo chi ne subirà le conseguenze.
Quindi non direi di ispirarmi a un autore in particolare. Mi ispirano molto di più le domande a cui non riesco a dare immediatamente una risposta. E spesso è proprio da quelle che nasce una storia.
Probabilmente questa è la risposta più insolita dell’intervista: non ne ho uno. Ho sempre avuto un rapporto complicato con la lettura. Da ragazzo l’ho associata soprattutto alla scuola e quindi più a un obbligo che a un piacere. Anche quando ho provato a leggere qualcosa per conto mio, facevo fatica a rimanere coinvolto e spesso finivo per addormentarmi dopo poche pagine.
Con il tempo ho semplicemente smesso di cercare. Naturalmente questo non vuole togliere nulla agli autori e alle opere che non ho avuto il piacere di conoscere: significa semplicemente che, per esperienza e forse anche per poca perseveranza da parte mia, non ho ancora incontrato il libro capace di cambiare il mio rapporto con la lettura.
Forse anche per questo, mentre lavoravo, una delle cose che mi interessava maggiormente era costruire qualcosa che continuasse a darmi un motivo per voler sapere cosa sarebbe successo dopo. In un certo senso ho cercato di scrivere la storia che avrei voluto riuscire a leggere.
È un mondo che sto ancora scoprendo e proprio per questo preferisco non fingere di conoscerne già tutte le dinamiche. Quello che ho capito finora è che scrivere e pubblicare un libro sono solo una parte del percorso: la vera difficoltà è riuscire a farlo arrivare ai lettori.
È un ambiente complesso, competitivo e a volte poco immediato, ma probabilmente è proprio questo che mi sta spingendo a sperimentare e a cercare strade diverse.
Il punto di riferimento principale è VARENIVA, attraverso il sito ufficiale vareniva.com.
Per contatti diretti è possibile scrivere a vareniva.official@gmail.com. Sui social il progetto è presente come Il Debito Aperto / The Open Debt, su Instagram, TikTok e YouTube.
Grazie ancora per la disponibilità e per l’intervista.
Un saluto,
G. Signore
VARENIVA
Grazie infinite Giulio per aver accettato questa intervista. Ne sono proprio contenta, ed è vero: scrivere e pubblicare è solo una parte, dopo bisogna cercare di farsi conoscere tra i lettori
Spero che sia piaciuta anche a voi e fatemi sapere se conoscevate questo bravo autore e se avete letto i suoi libri.
Buona lettura!